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ANA

elefanti da cerimonia fuori servizio

India, Kerala, Punnathur Kotta. 2005 – 2006. 10°36’51″N, 76°1’47″E. Elefanti e mahout. Maestosi, eleganti, pericolosi. Catene. Vita di animali e umani fra una cerimonia e l’altra in un’antica grande casa nobiliare.
Non lontano dal tempio di Guruwajoor, a una trentina di chilometri da Thrissur, Punnathur Kotta è il luogo degli elefanti da cerimonia.

UNA CINQUANTINA.

In Kerala qualunque cerimonia che si rispetti è accompagnata da elefanti. Sono elefanti abituati a trovarsi in mezzo a moltissime persone, luci multicolori, musica forte, botti da far invidia a Napoli. Per le cerimonie indossano un’armatura ornamentale imponente. Ma hanno catene ai piedi, come manette. Anche così si capisce che potrebbero facilmente abbattere tutto. Gli elefanti sanno lanciare molto bene, hanno mira. In un istante possono raccogliere una fronda di palma, il tipo di palme che mangiano, e fare piazza pulita, alla tergicristallo, in un area sorprendentemente vasta intorno a loro. Ma i mahout li hanno addestrati a stare fermi quando sentono appoggiato il bastone di comando. Brandelli di circo equestre sporcano i pensieri e la vista. Ci vuole del tempo per entrare nell’atmosfera di questo posto.Troppo esotici gli elefanti. Tranquillità e sofferenza psichica. Sono fra i pochi animali addomesticati che potrebbero vivere, e vivono, senza il bastone e la carota dell’uomo.

C’È SILENZIO

Lo sforzo, sempre relativo in certe parti dell’India, di bonificare la natura qui perde ulteriormente colpi. Jungle inizia subito dietro uno strato di umanità, perde terreno continuamente, ma è pronta a riprenderselo.  
Gli elefanti trasformano il loro luogo, costruiscono il terreno dove passano lasciando quantità di escrementi sotto forma di materiale verde marcio filamentoso ancora dall’aspetto vegetale. Polverizzano la terra con il loro peso, grattano le cortecce, abbattono gli alberi, mangiano tutto il possibile. Dicono che siano coscienti di se stessi allo specchio. Mostrano di avere un senso della morte: visitano gli scheletri dei loro simili.
Fa impressione che siano usati. Probabilmente non erano buoni da mangiare.
O forse sanno farsi amare.

ANA È LA PAROLA PER ELEFANTI IN MALAYALAM, LA LINGUA DEL KERALA.

Gli elefanti, come tutti gli animali che facciamo lavorare o mangiamo, sono nostri prigionieri. Una frase semplice e chiara. Ma non riesco a vedere elefanti, animali da allevamento e persino tori in Spagna con quell’occhio critico degli animalisti. E così sono stato in mezzo agli elefanti in diverse cerimonie con appena un fondo di empatia per la loro condizione comunque migliore di vacche, polli, conigli etc etc. che vengono spariti a migliaia ogni secondo. Loro, elefanti da cerimonia e fuori servizio, sono un poco più fortunati degli altri. Hanno un lavoro meno pesante. Ma il disagio psicologico si vede. Le cerimonie a cui partecipano sono relativamente incruenti, almeno per loro. In passato venivano usati per torturare e giustiziare esseri umani. Tutte queste disturbanti affermazioni sono moderate dal fatto che gli elefanti sono ben voluti e molto ben tenuti In Kerala. Per parte loro gli elefanti, i 30.000 che circolano nella sola India, si sono riservati di schiacciare circa un umano al giorno, nei loro anni più attivi.

ANA

elefanti da cerimonia fuori servizio

 

54 pagine copertina inclusa

formato 216×356 orizzontale

2005 – 2006

 

caratteristiche tecniche dello stampato qui (scorrendo a fondo pagina)